TIPOLOGY

Ospitalità (Ristrutturazione)

LOCATION

Milan (Italy)

AREA

37 mq / 398 sq. ft.

DATE

Luglio 2026

PHOTOGRAPHER
Stylist
Contributors
team

Lorenzo & Alessandro

Patrizio Mozzicafreddo

Guido Medici

Studio di architettura e Interior Design a Milano

Bagni Misteriosi

Il brief di questo progetto ci chiedeva di immaginare una “casa per pochi giorni”: un luogo destinato ad accogliere i viaggiatori di passaggio a Milano e capace, attraverso il suo allestimento, di stimolare negli ospiti il desiderio di esplorare e vivere lo spirito della città.

Per riuscirci abbiamo scelto di rinunciare ai consueti canoni di pragmatismo ed efficienza con cui Milano ama rappresentarsi, cercando invece ispirazione in qualcosa di più discreto e profondo: una visione contemplativa, quasi metafisica dei luoghi, intesi non soltanto come specchio del presente ma come territori della nostra immaginazione.

Del resto, che Milano custodisca un’anima nascosta lo suggerisce lo stesso Savinio quando, ascoltando il cuore della città, la descrive come: “tutta pietra in apparenza e dura, ma morbida di giardini interni”.

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Con questo progetto volevamo invitare i viaggiatori a coltivare un’attitudine più immaginifica, portandoli a considerare ogni portone come la possibile soglia di un mondo inatteso. Per riuscirci occorre però dilatare il tempo e rallentare lo sguardo, così da riconoscere ai luoghi la capacità di custodire tracce delle vite che li attraversano. La materia costruita smette allora di essere soltanto spazio da abitare e si trasforma in luogo simbolico, dove i gesti del quotidiano possono ritrovare un significato più profondo.

Durante le fasi iniziali del progetto, visitando una piccola galleria di design, la nostra attenzione si è soffermata su una curiosa scultura in legno firmata da Alessandro Mendini. Nella nostra immaginazione, quell’oggetto ci appariva come una buffa rappresentazione del palazzo della Triennale di Milano, progettato negli anni Trenta da Giovanni Muzio.

Se il Duomo rappresenta per Milano la cattedrale del culto, la Triennale è la sua cattedrale del progetto. In quella veste di maquette così minuta e poetica abbiamo riconosciuto qualcosa che andava oltre la sua forma: la possibilità di raccontare la città attraverso un suo landmark, capace di condensare riferimenti e significati.
Abbiamo quindi scelto di collocare questa piccola opera all’interno dello spazio, come evocazione di uno dei luoghi più rappresentativi di Milano e come presenza capace di accompagnarci — quasi fosse una discreta bussola — nel corso del progetto.

Avevamo a disposizione uno spazio di appena 37 mq, dominato da due grandi archi gemelli che si offrono al visitatore come occhi spalancati, quasi pronti a rivelare l’esistenza di un altrove. A partire da questa suggestione abbiamo iniziato a esplorare la dimensione enigmatica dello spazio, immaginandolo come un territorio in cui realtà e rappresentazione potessero intrecciarsi.

È proprio all’interno di questa tensione tra spazio reale e spazio immaginato che è nato il dialogo con l’artista Owen Gent, coinvolto fin dalle prime fasi in un lavoro a più mani. L’intento non era tanto raccontare una destinazione quanto interiorizzarla, provando a restituirne un’immagine capace di sedimentarsi nel tempo.

L’itinerario offerto dallo spazio è così pensato come una lenta immersione in un’immagine. Non una destinazione da raccontare, ma una visione che affiora come un ricordo — o forse come un sogno — nato proprio durante quei giorni trascorsi a Milano: la scena di un bagno misterioso in cui due figure invitano i loro ospiti, i veri abitanti della casa, a immergersi nel loro incantesimo.

Su un piano più concreto, lo spazio da cui ha preso forma il progetto si presentava come un magazzino da tempo abbandonato, collocato all’interno del cortile di una casa a ringhiera dei primi del Novecento, nel cuore della zona Navigli.

Per adeguarlo ai nuovi standard abitativi si è reso necessario un intervento di ristrutturazione molto radicale: è stato realizzato un vespaio prima inesistente, una nuova copertura a travi lignee e un blocco di servizio destinato a bagno e cucina, che abbiamo deciso di coronare con una piccola zona soppalcata destinata ad alcova, approfittando della notevole altezza disponibile.

La scelta delle cromie, delle finiture e degli elementi d’arredo nasce così da un lavoro comune, in cui la sfida è stata quella di trasformare lentamente l’affresco della parete in un paesaggio domestico, mantenendo sempre viva la dimensione metaforica e la capacità di trasfigurazione delle cose.

La luce meridiana che filtra dai due grandi lucernari della copertura investe lo spazio con una luminosa tavolozza mediterranea fatta di colori saturi e brillanti. Una scala diventa piramide, un oblò sole, i divani cespugli: l’intero appartamento si rivela così come un piccolo paesaggio abitabile.

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